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5 dicembre 2011 1 05 /12 /dicembre /2011 16:56

NON VEDI MA SENTI L’AMORE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                         Introduzione

 

 

Salve!

Sono  JO!

Un uomo comune

Ma non molto,

scrivo questo libro tra i pendii

di una vita che sfiora l’amore,

ma non tocca l’anima perché

inconsapevole nell’accettare

una fonte sconosciuta a causa

di una vita circoscritta di barriere,

e in queste poche pagine JO

cerca di condividere al comune

un po’ di sentimento percepito

nei suoi anni in ciò che

vedeva ma percepiva

 e ignorava per la sua

in sploratezza di un amore vero

Mi alzo al matti dopo una notte di tempesta,con un dolce raggio di sole che mi lava il viso.

Mi agguanto nel fare il caffè mentre l’ aria del mattino è densa tra rugiada e farfalle ferme sui fiori.

Gusto il mio caffè fuori al balcone denso delle prime ore del mattutine.

Mentre la vicina mi dà il buongiorno dicendo:<Buon dì Jo!> esclama.

Poi preparo un po’ di cose nello zaino e  mi avvio verso il viale, pensando come gestire questo mio giorno libero.

Nel passeggiare per il mio vecchio quartiere, ritrovo la mia vecchia scuola, da ragazzo ero felice di andare a scuola,ogni giorno che mi recavo,sembrava sempre come il primo giorno,quasi come questo giorno libero e improvvisato.

Nella mia classe ricordo che avevo anche una dolce fidanzatina di nome Giudi.

Giudi  era una dolce ragazza con un viso d’acqua e sapone,e due occhi grandi irradiati ,di sorrisi che bastava guardarli per tuffarti in un bacio.

Mentre ricordavo Giudi tra questi brevi pensieri mi domandai senza risposta :<Ma io con Giudi  ho mai fatto l’amore?però lo amata e per ben tre anni>Ma fu solo una lieve riflessione.

Poi continuarla mia passeggiata e guardando le vetrine mi accorsi che era SAN VALENTINO,bee normale che io non sapessi,anche perché non ho una fidanzata .

Le vetrine brillavano di cuori e peluche e tante stelle che guardavano regali per l’evento,a me piace questa festa, anche perché sono un tipo molto dolce, che esprime sentimento con la donna che mi sta accanto,anche se in verità non mi sono mai innamorato, o forse lo sono stato ma non ho sentito il flusso dell’amore. Nel mio cammino mi avvicino a dei nomadi che suonano armoniche e violini,in verità una dolce melodia mi prendeva, non capivo se fosse allegria o malinconia ma mi metteva di buon umore a tal punto che  qualche ricordo si intrufolasse tra gli occhi con un po’ di bagliore.

Era il ricordo di alcune donne coltivate nella mia piccola vita,tra questi ricordi BETTY,una donna un po’ strana,diceva sempre di odiare gli uomini e che l’amore non esisteva ma utopia.

Io gli dicevo sempre perché stavamo insieme,lei scherzando mi rispondeva che stavamo insieme per sport ridendo entrambi.

Betty era una dolce donna un po’ più grande di me,aveva avuto tante brutte esperienze con gli uomini accanto a se ,aveva viaggiato quasi tutto il mondo,ma l’idea che alla sua età non aveva un figlio,mi faceva sentire più suo figlio che il suo uomo.

Con Betty mi sentivo bene,non ero innamorato,ma mi sapeva capire,mi sentivo sicuro,coccolato,mi dava un bel supporto ai giorni che trascorrevo con lei tra locali,feste e periodi estivi,era sempre tutto sereno,tranne in alcune notti che mi svegliavo con il suo pianto,Betty gli capitava molto   spesso piangere nel sonno,a me faceva molta tenerezza,io l’accarezzavo dolcemente,la baciavo delicatamente,tanto che la mattina non ricordava nulla e tantomeno io non gli dicevo niente. Ma mi chiedevo sempre perché una donna deve soffrire più dell’uomo.

Trovavo sempre una sola risposta  la donna soffre di più rispetto all’uomo perchè caratterialmente è più forte per natura,assimila più responsabilità.

La storia con Betty poi finì,senza colpe,tirammo la conclusione di affinità tra di noi,e ci rendemmo conto che c’era troppa differenza di età. Io molto giovane,potevo condividere i suoi pensieri, le sue idee, ma lei con le grande esperienze di vita,capii che non ero innamorato,ma solo affezionato,ad un po’ di sentimento e piccoli fiumi d’ attrazione,tutto ciò no poteva essere amore.

Si amore,ho sempre sognato una donna d’amare e che mi donasse amore,credo che l’amore sia un sentimento molto forte e raro paragonabile ad un eclissi,che è un miracolo che avviene raramente sai che esiste, ma non la tocchi mentre l’amore la senti dentro come una luce profonda nell’anima e plani tra argini senza confini in una meraviglia che tieni addosso come una coperta che ti dona infinito calore sciolti sulla pelle.

Abbandonai questi piccoli pensieri,e mi ritrovai davanti al piccolo ristoro che cucinava solo pizze fritte.

Da bambino ero il miglior cliente,la cuoca un po’ invecchiata, ma con mani sublime nell’impastare la pizza.

Presa la solita pizza fritta,con un bicchiere di buon vino,anche perché era ora di pranzo,mentre mangiavo si avvicinò un ragazzino che mi chiese con tenerezza se gli offrissi una pizza,ovvio non potevo dire di no anche perché era di buona compagnia,a me non mi è mai andato giù,di mangiare da solo,il ragazzino prese la pizza e la divise con i suoi amichetti,tra il pallone e i giochi si divideva tutto,nell’infanzia anch’io ho sempre diviso tutto,ma nell’andare con gli anni il dividere diviene amaro e di malafede.

Se i sentimenti di innocenti e i gesti dell’infanzia si ricordassero sempre , la vita sarebbe più dolce.

Cominciarono a cadere le prime ore di silenzio pomeridiano,porte e finestre si chiudevano come lumache,per l’asfalto volavano i miei pensieri  tra foglie che il vento cullava per portare chissà dove,forse una meta che le mie gambe  non conoscessero,ma fiere di percorrere un tragitto di ricordi.

Ricordi sussurrano in silenzio con echi si trascinano addosso senza una valigia e non chiedono mai permesso alle tue vedute nel passato,belli o brutti son uno stampo della vita.

Mi rincamminai nel ritorno verso casa,ripercorsi la via che sembrava un film dove l’inizio è una traccia che vaga e non conosci.

Passando vicino alla scuola ,incrociai gli occhi di una donna che mi salutò,era Lidia la mia professoressa d’italiano,mi disse <ciao Jo il tempo è passato> io gli risposi di si ma il tempo dona vita,e tu me ne hai insegnato tanto.

Lei sorrise dicendo che la vita è un dono che non ti fa promesse ,ma siamo noi che facciamo promesse alla vita,anche se ci può creare barriere ,infine gli dissi se mi regalava la lezione del giorno.

Mentre camminavamo insieme per strada non so perché ma un briciolo di felicità pendeva nell’aria,Lidia nel tempo  la bellezza non l’aveva abbandonata,ed io da uomo l’ammiravo.

Tra ricordi adolescenti una voce soave quella di Lidia che sbarcava in questo giorno,Lidia mi disse <ma l’amore di una donna ha rapito il mio alunno sgrammaticato ma dolce come un arpa tra le onde ,almeno così ti ricordo Jo.

I0 intimidito con un po’ di brivido risposi<l’amore è ampio e grande come un dirigibile che se il vento è forte atterra addosso con emergenza senza che tu lo voglia e se non sei corrisposto all’atterraggio, voli tra la vita con un anima ceca che cerca ma non sa cosa arde nel suo profondo.

Lidia temporeggiò con un sospiro nel rispondere, mentre la luce dava spazio alla notte, mi disse: << Jò sei rimasto sempre puro una dolce farfalla che ha le ali ma non ha terra su fiori, perché non sente profumi dell’amore.

Amore Jò,

un papiro scritto nel cielo che tu leggi ma non segui le sue leggi perché già sono scritte in te!>>.

Io gli strinsi la mano che bruciava, i miei brividi tra specchi di occhi ondeggiavano sulle sue labbra di un bacio straripanti carezze inebrianti inondavano l’attimo.

Un attimo in cui sentivo un esplosione inaspettata e il cuore batteva nelle vene ed, il sangue fluiva in soavi carezze le godi di Lidia colorite dalla passione intrecciavano i miei sensi a punto tale che tra noi due sembrava ci fosse una cornice di luce.

Ci staccammo da questo bacio emotivo con sapore dolce ma, di un dolce indescrivibile a qualsiasi frutto.

I suoi occhi rispecchiavano ancora i miei, sembravano due fiamme riflesse nel cristallo, il silenzio regnava ma i cuori urlando rubavano parole non dette nel passato.

Rincamminando costeggiando la scuola, Lidia molte tesa mi disse << Ciao Jò!>> allungando il passo nell’andare via.

Io senza una parola e ne meravigliato la guardavo intensamente nel suo volo marciante e scolpito e, capì subito che era una scena che già senza permesso bussava nella scatola dei ricordi.

Continuai la strada del ritorno con il buio della sera e una sottile luce della luna che sembrava mi guardasse aspettando le mie parole, salendo le scale di casa gli sussurrai guardandola nel cielo

Luna

più ti guardo e più ti assomiglio

a Te,

sei sospesa

nel cielo do ogni luce,

con amore ma,

L’amore non accende TE!

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felicia

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