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13 gennaio 2015 2 13 /01 /gennaio /2015 09:26

Lacrima trafitta piange, sa,
chi sente l'anima sue due ali cadere,
nel versare lacrime e dolore,
sul volo del tempo,
nel cielo stanca s'affanna il suo volare, ne muore.
Occhi di mare in un mondo di maree amare.

Corri tempo.
Pesa quel surreale leggero 
che danza nel pensiero all'aldilà del cuore,
un cielo che batte di timore, tra domande dannate e stelle piovute, 
sperso sarà questo cielo, di vita sfumata stanotte si ascolta 
dal canto del mare, dentro l'anima sono misere le parole, eppure parla, lei si chiede, dove nuotare, me lo sento il suo pensiero, un po di vita nera poco vera,
oppure rema dentro un sapore d'arida di irrealtà, cosa o senza puoi se illudersi in cos'è , dov'è solo lì aspettami me! Che ti chiamerò in ginocchio e tu pronta per un altro trucco, si per godere e vedermi strisciare, se vuoi dico amore, mi domata, lui adesso dorme il mio manto errore, dimmi da che punto mi copre il sorriso, magari saprai anche se mi eleva l'essenza di calore davanti alle persone, oppure saprai decadente nella mente se volerò per te in paradiso, per corre e venirti a salvare nelle fiammato infernale sacro e santo diavolo narciso, di cui ne sei tanto gelosa,
io no, non sanno, ma lei mie vive dentro asfissiano le parole inchiodate sulla punta della mia croce, si e muoio ancora nel lieve notturno d'un sorriso rimpianto,
si soffoca sempre quella lacrima del mattino, nascosta è decadente, tra l'essere un uomo temporaneamente, mentre il canto del mare si affaccia e va, poi lei viene, come le ante della finestra, la chiudi e apri e da dentro i soffi, le parole piantate o rattristi e lei zitta, poi ne muori, ma non piangi ti elemosina solo uno sciocco ricordo, di una fine che si rallenta, allenta nell'onda silenziosa imminente della mente, si lega nell'arco ancorato, alla cara e stupida nostalgia, dalla notte al mattino, poi dovrò ascoltare e sorridere un banale sogno,che si sveglia,
dal cuscino duro come il pane di una notte inventata, come m'ero inventato d'amare lei, per essere un uomo per lei che donna e, donna per vita, un umano sdoppiato nel mondo e perdutamente lo sono, ma posso essere candido, al nemico candore per il nero candidato d'onore, dei perduti e sostegni che t'dato, sostenuti sogni per sostegni di nuvole che s'alzano per piogge, le donai a te, te io dico,
dolce morbosa afflitta impetuosa mai avuto dentro e mai perduta, di piogge indisposte scalzo mi alzai e nella tua stessa idolatria di compassione. E tu adesso ti muori dentro si e corri tormento, sulle mie vere e non trasparenti non capite e ne accolte e accurate forti porte curate di cure.

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Salvatore ciaramellla - in Poesie e Libri.
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